L’uso dei social media per cercare lavoro

Social Network Background With Icons

L'uso dei social network al lavoro

Proprio ieri sera con dei cari amici a cena ci si chiedeva se fossimo su Facebook…

Non c’è niente da ridere: siamo dei professionisti cinquantenni del Nord, che lavorano come professionisti o in grandi società. Non tutti usiamo Facebook.  Non abbiamo figli. Sarà per questo? Forse no, perché Facebook lo usavano i figli anni fa, ora il panorama dei social è talmente variegato e in evoluzione continua che Facebook non è la prima scelta del quindicenne.

Uno degli usi dei social è la valutazione del mercato del lavoro. LinkedIn che era nato come strumento di network professionale viene oggi considerato da molti – erroneamente – come un network per cercare lavoro. Ci sono tante persone che quando hanno cambiato lavoro non aggiornano più il loro profilo e non fanno più attività sul social, specie se non sono diventate nel frattempo dei convinti networker. Networker badate bene, non cercatore di lavoro.

In ogni caso se anche ci limitiamo a LinkedIn, Facebook e Twitter (dovremmo aggiungere almeno Instagram, lo so), dobbiamo fare alcune valutazioni su come usiamo tali social e il loro impatto sul sistema lavoro in cui ci muoviamo.

Lo descrive bene un articolo del web che risale un po’ di tempo fa e che consiglio, dal titolo Are you prepared for social media in the workplace?

Vediamo i suggerimenti base.

  1. Innanzitutto una considerazione generale: siamo unici. Mentre anni fa si faceva distinzione tra vita privata e vita professionale ora questa divisione è sempre più labile. Alcuni che lavorano nel digitale, nelle nuove professioni, se ne sono già accorti e hanno imparato a conviverci, altri no ma ci dovranno arrivare perché il mondo sta andando lì. 
  2. Sia che si stia cercando lavoro o che si voglia essere presentabili nel mondo del lavoro la social reputation è un dato di fatto.

Che fare? I basic sono d’aiuto:

Ci sono dei parametri di privacy da settare. Usiamoli. Usiamo anche le varie possibilità di pubblicazione: non sempre "tutti", ma cluster di conoscenti/amici o messaggi diretti.

Se proprio dobbiamo dire qualcosa a qualcuno di personale è ancora meglio il telefono o la lettera. Volete mettere una lettera d’amore o un chiarimento a voce, anziché parole indelebili sul web?

Avere account diversi per scopi diversi.

Qui è ancora suggerito separare il professionale dal personale.

Avere un account privato su Facebook per le amiche e una pagina professionale come libero professionista è proprio consigliato, da Facebook ad esempio.

Essere selettivi nelle connection a seconda del social. E, in generale, chiedere la connessione o l’amicizia a persone che si conoscono.

Che senso ha in LinkedIn ad esempio essere connessi a persona che non si conosce? LinkedIn lo ripete, ma gli utilizzatori non l’hanno ancora capito. Se vedo che conosci uno che mi interessa e ti chiedo di presentarmelo e tu non lo conosci ma hai solo accettato - come in un gioco - la connessione, a che serve? E che figura fai come networker? Perdi reputation, cioè credibilità, che è quello a cui serviva il social che stai usando!  

La rete è indelebile e aperta. Ciò significa che quello che viene postato rimane e per varie vie arriva a … chi non vorresti.

Quindi meglio non prendere posizioni estremiste, non esprimere pareri forti in poche parole con il rischio di essere fraintesi…

Controlla i tag in cui ci sei. Del resto ti viene data anche notifica … ci sarà un motivo.

Informazioni sull'autore
Cristina Gianotti
cristina.gianotti@goodgoing.it
Mi occupo da oltre dieci anni di Coaching - Career, Executive e Business Coaching – a supporto di: manager, professionisti, imprenditori interessati ad investire su stessi e sulla propria crescita professionale. Vengo da un background di consulenza direzionale, management e imprenditoria. Nel 2016 ho pubblicato il mio primo libro "E' facile cambiare lavoro se sai come fare" con bookabook. Nel 2018 il mio secondo sul networking: "Connecting Dots: il networking, questo sconosciuto".

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