La formazione ai tempi del Corona Virus | seconda parte | L'e-Learning può contribuire ad accelerare la ripresa economica? E come?

Virtual Reality  Resized

Se i processi aziendali cambiano sotto la spinta della “Digital Transformation”, anche la formazione è soggetta allo stesso fenomeno. Si parla infatti da tempo di eLearning (ne abbiamo scritto sul nostro blog ai primi di marzo) e lo spunto per tornare sull’argomento mi viene da un bel articolo pubblicato su EconomyUp lo scorso 30 marzo dal titolo: “e-Learning: cos'è, come funziona, le piattaforme migliori per l'apprendimento online a distanza”. In questo ho voluto riprenderne i contenuti, facendone una sintesi e unendo commenti ed integrazioni.

Nell’articolo di EconomyUp si legge che “il futuro della formazione è davvero iniziato … poiché l’ufficio non è più il centro di gravità per tutti i collaboratori, la formazione in e-Learning diventa centrale per mantenere aggiornate le competenze professionali” ed anche che, data la consuetudine ad usufruire di contenuti video “per molte persone la formazione in e-Learning è preferibile ad altre modalità” ma “chiunque consideri l’e-Learning come una “tecnologia” o una “piattaforma” non sta affrontando il tema con un punto di vista lungimirante”.

Cosa caratterizza l’eLearning?

La capacità di “… migliorare la qualità dell’apprendimento facilitando l’accesso a contenuti formativi, abilitando gli scambi e la collaborazione a distanza tra partecipanti e docenti”.

Secondo l’autore Marco Planzi, Associate Partner di Partners4Innovation, le caratteristiche dell’eLearning sono tre:

la multimedialità (ovvero l’integrazione tra media diversi),

l’interattività (cioè la possibilità di navigare i materiali, video o visual, per uno studio personalizzato) e

l’interazione umana intendendo la “…possibilità di relazionarsi con i docenti/tutor/assistenti e con gli altri studenti per favorire la creazione di contesti collettivi di apprendimento”.

Oltre alle caratteristiche del e-Learning nell’articolo ne vengono elencati anche gli ingredienti:

il contenuto (di diversi formati: video, podcast, news, esercizi, challenge, test, giochi, ecc.),

la piattaforma per fruire dei contenuti,

il coordinamento didattico (in modo da consentire una personalizzazione per ciascun individuo del percorso o delle modalità di fruizione) ed infine

la comunicazione interna, per stimolare l’utilizzo della piattaforma, la fruizione dei contenuti e condividere obiettivi e risultati della formazione.

Cinque i vantaggi per chi ne usufruisce:

  1. personalizzazione,
  2. libertà di fruizione,
  3. aggiornamento continuo,
  4. qualità del contenuto,
  5. abbattimento delle distanze.

Mentre per l’organizzazione ne sono elencati quattro:

  1. scalabilità (più è grande la popolazione, più è possibile realizzare economie di scala),
  2. misurabilità (possibilità di utilizzare gli Analytics),
  3. continuità (la formazione, sempre disponibile e aggiornabile diventa continua),
  4. ripetibilità.

Ricapitolando, si possono attribuire all’eLearning caratteristiche e ingredienti comuni nonché vantaggi sia per chi deve apprendere che per chi eroga la formazione in questa modalità.

Quali sono gli errori da evitare?

Se a questo punto avete valutato positivamente sia le caratteristiche che i benefici attesi, c’è da domandarsi quali possano essere le ragioni che hanno impedito, finora, una maggiore diffusione, ovvero quali siano gli errori più comuni nei quali è possibile imbattersi al fine di evitarli.

Secondo l’autore, ma anche la nostra opinione non diverge, sono i seguenti:

scarsa qualità dei contenuti (video scadenti realizzati con poca cura);

scarsa qualità della grafica, della regia o del montaggio (dimenticando che il design dei contenuti rafforza l’efficacia comunicativa);

piattaforme complesse o di aspetto trascurato;

mancanza di coordinamento didattico e di comunicazione (non deve essere percepita come una scelta minore rispetto alla didattica tradizionale);

misurazione parziale dei risultati (non si utilizza la “forza” degli analytics per trasformare la somministrazione della formazione in comportamenti).

In aggiunta a questi noi ne abbiamo rilevato un altro: l’intraprendere iniziative non sincronizzate, ovvero decise partendo dai contenuti piuttosto che dalle esigenze o, peggio, dalla piattaforma tecnologica (pensando di “popolarla” con dei contenuti in un momento successivo).

In questi casi si ha la sensazione che ciò accada con l’intento di “smarcare” un punto (“l’abbiamo già fatto”) e poter così passare oltre, anziché con la volontà di realizzare una soluzione funzionale alla crescita delle competenze, in linea con un piano organico, a sua volta coerente con una strategia.

Quali trend si stanno affermando nel mondo dell’eLearning?

Occorre considerare che l’eLearning non è nato ieri ma, complice la situazione derivante dalla pandemia, vi è oggi una crescita dell’interesse che va oltre i preconcetti. È pertanto utile esaminare i trend che influenzano questo mondo, così come compaiono nell’articolo di EconomyUp, tra i quali il più importante è la consumerizzazione della User Experience (UX), da cui discendono gli altri.

Per consumerizzazione si intende il fatto che l’esperienza digitale a cui ci siamo abituati comporta livelli di servizio (applicazioni con pochi o nessun errore, funzionamento garantito h24, livelli di sicurezza soddisfacenti) ed esperienza utente eccellenti. Questo fatto ha innalzato l’asticella delle aspettative degli utenti, che si attendono condizioni analoghe per le applicazioni professionali ed anche per i sistemi di eLearning. Basti pensare alle lezioni di yoga e fitness su YouTube (o Zoom), oppure i consigli sullo sviluppo personale dello psicologo su Instagram, i video motivazionali su Facebook, le ricette di GialloZafferano, i consigli per vestirsi o per il “make-up” di una fashion blogger. Si tratta di contenuti formativi non sempre attinenti alla sfera professionale che risultano essere particolarmente semplici, ben costruiti e “digeribili”.

L’effetto della consumerizzazione della User Experience sulle modalità di fruizione dei contenuti formativi si può riassumere nelle quattro keyword che seguono:

  1. Microlearning: ovvero la possibilità, offerta sia da provider di contenuti che di piattaforme tecnologiche, di fruire della formazione in qualsiasi momento e luogo: casa, ufficio, ma anche durante gli spostamenti lavorativi o durante una pausa. Non solo attraverso video di breve durata, ma anche podcast, riassunti di libri, infografiche, decaloghi, tutorial. “Di fatto si tratta di contenuti brevi, quindi pertinenti, coinvolgenti e facili da fruire”.
  2. Snackable content: “si tratta di contenuti formativi costruiti prestando particolare attenzione non solo alla brevità, ma anche all’efficacia comunicativa. Oggi, in qualsiasi campo, c’è una fortissima competizione per ottenere l’attenzione delle persone. Ognuno di noi è costantemente distratto da molti stimoli. L’e-Learning non fa eccezione e compete per avere una parte preziosa della nostra attenzione. Ecco perché è importante costruire contenuti con un carattere “pop”, che stimolino l’immaginario delle persone attraverso l’utilizzo spinto di tecniche di comunicazione visuale, di storytelling, di sceneggiatura. I progetti di e-Learning più innovativi, sviluppano contenuti formativi che traggono ispirazione da formati fortemente “pop” come i meme, le gif animate, i minivideo, le card”.
  3. Self learning: cioè la formazione su misura costruita dallo stesso fruitore accedendo all’utilizzo combinato di tantissime fonti diverse grazie alla grande disponibilità di contenuti online: TED Talk, Youtube, Instagram e Facebook, i blog, le testate editoriali specializzate ecc. “Esistono soluzioni tecnologiche d’avanguardia che aiutano le persone a organizzare la pluralità di fonti e a costruirsi veri e propri percorsi di autoapprendimento. Alla base, quasi sempre, ci sono dei motori di raccomandazione molto simili a quelli che troviamo sui siti di eCommerce, che analizzano il comportamento di ogni partecipante e suggeriscono le risorse da fruire sulla base di interessi e passioni”.
  4. Gamification: “se ne parla da diversi anni e in prima battuta potremmo pensare che non sia più di tendenza. Effettivamente, tutte le più moderne piattaforme di e-Learning si sono allineate e hanno iniziato a mutuare aspetti tipici del gioco all’interno dell’esperienza di apprendimento (classifiche a punti, sfide e contest, badge e attestati). Alcune piattaforme di e-Learning e produttori di contenuti hanno però iniziato a interpretare la Gamification in modo più ampio, traendo l’ispirazione del mondo consumer. Iniziano ad esserci iniziative di e-Learning che applicano il concetto di serialità, tipico delle Serie TV di Netflix. Si imita il concetto di sfida tra utenti da videogiochi come Pokemon Go o di cooperazione tra utenti come in Fortnite Save The World. In alcuni casi, si iniziano a sperimentare tecnologie di simulazione tramite Realtà Virtuale, particolarmente efficaci per tipologie training che hanno una forte componente esperienziale come, ad esempio, il pilotaggio di mezzi, la manutenzione e la conduzione di macchinari industriali”.

Dopo avere elencato i trend, l’articolo riporta una lista abbastanza completa dei principali attori attivi sul mercato italiano dell’eLearning, dai provider di contenuti (sia nazionali che internazionali) ai fornitori di Learning Management Systems (LMS), dalle piattaforme Open Source ai Massive Open Online Courses (MOOCs), portali di formazione online pensati per la formazione a distanza di livello universitario o professionale di un numero elevato di utenti. Non abbiamo ritenuto utile riprodurre questo elenco (che potete reperire nell’articolo originale) per non deviare il vostro interesse da quello che riteniamo essere il punto qualificante della nostra offerta.

Dove si posiziona GoodGoing!? Quali sono gli ambiti in cui operiamo?

La proposta di GoodGoing! ha mutuato dall’esperienza dei suoi soci un approccio orientato alla “messa a terra” delle iniziative, partendo da obiettivi concreti e misurabili. Le nostre aree di competenza coincidono con le sei aree relazionali indicate da Moovs (vedi GOODGOING! e MOOVS – Complementari e motivati) che in virtù della partnership sono significativamente rafforzate. A guidare i progetti, una rapida analisi iniziale (Quick Assessment) per acquisire gli obiettivi (se dichiarati) o per esplicitarli e formalizzarli attraverso interviste. A seguire una prima bozza di lavoro da raffinare in una fase di co-design con il team di cui faranno parte componenti designati da GoodGoing! e dal cliente.

In questa fase condivideremo con gli esperti di Moovs le problematiche emerse, ipotizzando un progetto che potrebbe riguardare tutta o parte dell’organizzazione, una o più funzioni, una o più aree di relazione ed una o più aree geografiche per includere uno o più percorsi formativi, progettati scegliendo e personalizzando i contenuti a partire da uno tra i più ampi cataloghi di formazione disponibili, definendo i KPI che misureranno a) il grado di apprendimento delle informazioni somministrate e b) la ricaduta delle accresciute competenze sulle performance dell’organizzazione.

Possiamo impiegare l’LMS presente (se in uso), ovvero analizzare le ragioni del suo mancato o sotto-utilizzo progettando un piano di recovery, piuttosto che proporre l’inserimento e l’integrazione di uno o più moduli della suite Leaplines, pienamente allineata con le caratteristiche ed i trend proposti in questo articolo.

Al di là del nostro posizionamento, che si distingue per l’approccio pratico, originale ed integrato, va ricordato che Moovs ha operato finora prevalentemente nei paesi del Nord Europa, dove è ampiamente conosciuta (con sporadiche puntate nel nostro ed in altri paesi), e che le ragioni della partnership sono proprio quelle di espandere la presenza in nuove aree geografiche (per Moovs) mentre per GoodGoing! si tratta di disporre di programmi di formazione, di un LMS e di un team di produzione per i contenuti di alta qualità che rafforzino le nostre capacità di esecuzione con un team di professionisti altamente qualificato. Una partnership, questa, che ci ha messo in condizione di affrontare qualunque necessità, attingendo non solo ad un pool di risorse tecniche e infrastrutturali di prim'ordine, ma anche ad un’incredibile quantità di use case. Siamo certi che ci sia già anche il vostro.

Informazioni sull'autore
Stefano Carlo Longo
stefano.carlo.longo@goodgoing.it
Stefano Carlo Longo ha una lunga carriera di “innovatore” nel mondo dell’ICT, maturata in funzioni direttive nell’ambito commerciale, del marketing e della consulenza presso alcune tra le più importanti società internazionali, tra cui EY, Atos e Adobe. Co-fondatore di una società di eCommerce dedicata ai vini di alta gamma e investitore in una start up in ambito Mobile Engagement in rapido sviluppo (MobileBridge), ne promuove la presenza presso clienti e partner.

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