Può ripartire la carriera dopo i cinquant’anni?

Senior Business Man Showing Emotions

La scorsa settimana abbiamo pubblicato la premessa a questo articolo (Accelerare la carriera a 30 anni. Ritrovare un lavoro dopo i 50. Come?) ed oggi vi raccontiamo la storia (vera) di un caso che riteniamo possa rappresentare una speranza per chi teme di non poter più accedere a posizioni di responsabilità dopo aver concluso la propria ultima esperienza.

Giorgio (il nome è falso per ragioni di privacy), ha una lunga carriera da dirigente presso aziende internazionali e da qualche anno opera come interim manager e consulente a livello internazionale per società del settore ITC. Giorgio ha iniziato l’attività un po’ in sordina, mentre si impegnava su vari fronti con iniziative imprenditoriali ed attività di volontariato.

L'intervista


D. Giorgio, puoi dirci la tua età e riepilogare i passi che hanno preceduto la tua situazione attuale?


Ho compiuto da poco 64 anni ed ho cominciato una nuova vita quando, 8 anni fa, una delle tante riorganizzazioni mi ha lasciato senza impiego ed ho voluto provare a costruire un futuro diverso. Ricordo quel giorno (era il mio compleanno) come se fosse ieri: mi trovavo in trasferta a Roma per uno dei consueti spostamenti presso la sede locale. Dopo una notte in hotel, al mattino seguente mi recavo in ufficio e iniziavo la giornata sbrigando la posta elettronica, come sono solito fare ad inizio giornata, quando vengo convocato in sala riunioni. Mi trovo di fronte il Vicepresidente responsabile per il sud Europa (stiamo parlando una tra le major del software a livello mondiale). Ignoravo la sua presenza a Roma e quindi ero sorpreso, ma ho iniziato subito a sospettare qualcosa, perché non era insolito che ogni anno ci fosse qualche … congedo, ma eravamo lontani dal periodo in cui avvenivano di solito queste operazioni. Quando entro nell’ufficio capisco dall’atmosfera di imbarazzato silenzio, che durerà pochi secondi, cosa sta per accadere. E infatti mi viene spiegato come la situazione a livello internazionale stia cambiando (in effetti il mio capo gerarchico era stato sacrificato appena poche settimane prima e nel vuoto che si era determinato rispondevo direttamente al responsabile worldwide) e di come la riorganizzazione conseguente stesse avendo un impatto su vari paesi, inclusa, sa-va-sans-dir, l’Italia. Mi viene spiegato che la mia organizzazione avrebbe subito un ridimensionamento e mi viene consegnata una lettera che sanciva la conclusione del rapporto di lavoro con decorrenza immediata. Rientrai a Milano con l’animo in tumulto ed il giorno seguente andai in palestra provando a razionalizzare i miei pensieri. Provavo sensazioni opposte: da un lato il sollievo per la fine di una situazione che da tempo era divenuta pesante, dall’altra la preoccupazione per il futuro (come tanti anch’io avevo una famiglia da mantenere e un mutuo da pagare). Tornai in ufficio per salutare i colleghi e impacchettare le mie cose e mi lasciai alle spalle gli anni trascorsi, ma non le relazioni con le persone con cui avevo condiviso questo viaggio.


D. Quindi la tua vita recente comincia a 56 anni, un’età in cui molti pensano di tirare a campare sino alla pensione. Ci puoi dire cosa hai fatto?


Beh, Cristina, tu la storia già la conosci, visto che ci siamo incontrati allora per la prima volta. Comunque, prima di incontrarci ho trascorso un po’ di tempo di “decantazione” della situazione, per assorbire il cambiamento (non era semplice alzarsi la mattina senza avere un obiettivo chiaro per la giornata) concedendomi delle passeggiate, attività fisica in palestra, la lettura dei giornali e di qualche libro e facendo cose che avevo mente da un po’ ma che rimanevano sempre indietro per mancanza di tempo. Dopo le prime settimane di … inerzia, ho iniziato a riallacciare alcuni contatti ma soprattutto mi sono dedicato a negoziare la mia buonuscita ed a fare un piano finanziario, assistito dal mio consulente privato. Dopo alcuni mesi, ho cominciato a pensare cosa mi potesse riservare il futuro ed è allora che ho pensato di rivolgermi ad un coach che mi aiutasse a chiarire le idee ed a strutturare un piano.


D. Sì, giusto, è stato allora che ci siamo visti per la prima volta… Perché hai ritenuto di fare questo passo?


Cominciamo dalla tua domanda: avevo bisogno di un confronto con un professionista, una figura terza, non un amico o persone conosciute, ma qualcuno che sapesse come condurre una fase che vivevo per la prima volta. C’erano già stati momenti simili, ma nei casi precedenti avevo già un nuovo posto dove andare, persino migliorando ruolo e retribuzione, ma soprattutto avevo alcuni anni in meno, idee chiare e più energie mentali (mi sentivo come svuotato) nonché condizioni del mercato del lavoro a contorno completamente diverse.

Ricordo il nostro primo incontro, quello in cui ti ho raccontato me stesso e le mie esperienze di lavoro. Tu ascoltavi, prendevi appunti e facevi domande, poi, in modo molto concreto ed anche un po’ disilluso mi dicesti che alla mia età ed in quel periodo storico, con decine di aziende che “rottamavano” frotte di dirigenti ultracinquantenni, pensare di ricollocarsi con un contratto di lavoro a tempo indeterminato e con la stessa qualifica fosse altamente improbabile. Ma non era comunque ciò che desideravo, seppure la sicurezza economica dello stipendio fosse un catalizzatore potente. Quindi abbiamo cominciato a mettere sul tavolo le possibilità ed abbiamo scelto la via difficile, quella della professione autonoma.


D. So cosa è successo dopo e credo che la tua storia possa rappresentare un esempio per i lettori del nostro blog, quindi ti chiedo di riepilogare in breve i passaggi per arrivare alla tua situazione attuale.


Non mi soffermerò sui primi anni di questa avventura, ma mi limito a ricordare che si è trattato di un periodo difficile; mi stavo impegnando, ma da un lato subivo gli eventi anziché guidare l’iniziativa, dall’altro il professionista è una figura completamente diversa dal dirigente e faticavo a calarmi nei panni d’imprenditore di me stesso. Occorrono disciplina e determinazione, due fattori che hai contribuito ad imporre, ed è servita una fase di autoanalisi per recuperare le energie e la lucidità mentale che avevano determinato la mia carriera. Nella vita per conseguire risultati devi avere “fame”, cioè desiderio di progredire, valicare i tuoi limiti per raggiungere obiettivi che tu stesso hai stabilito. Quella fame è diversa nei primi anni della carriera lavorativa, quando hai la necessità di conseguire risultati economici per realizzare i tuoi desideri. All’approssimarsi dei 60 anni, con un’intensa carriera alle spalle, è probabile che si siano già spese le energie migliori. Nel mio caso, tuttavia, ad un certo punto è scattato qualcosa. Ho ritrovato stimoli che pensavo perduti ed ho sentito il riaccendersi dell’auto motivazione e della forza indispensabile per affrontare gli ostacoli: se era difficile, ma nemmeno desiderabile, rientrare nel “giro” delle imprese globali, potevo però contribuire al successo di nuove imprese, quelle che ormai ci siamo abituati a chiamare “start up”.

Una la fondo con un socio, ma non decollerà mai e chiuderà i battenti due anni dopo (non senza avermi insegnato molto); la seconda è il frutto di un’idea innovativa che un ambizioso imprenditore, incontrato attraverso i miei contatti internazionali, mi presenta, convincendomi a finanziare il suo progetto ed a collaborare alla sua avventura. Accetto e profondo molte energie cogliendo risultati apprezzabili nei primi tre anni; varie traversie societarie e qualche passo falso ne rallentano però lo sviluppo e mi portano ad un graduale disimpegno, ma non alla cessazione dei rapporti. Però, per guadagnarmi da vivere dovevo fare dell’altro e, quando scoppia la pandemia, inizio a collaborare con una società di software europea che mi aveva cercato su segnalazione di un ex collega. Quello che doveva essere un intervento limitato nel tempo si trasforma pochi mesi dopo nella richiesta di assumere un ruolo stabile e di responsabilità nell’organigramma dell’azienda, gestendo il canale di vendita formato da una costellazione di aziende partner operative in ampia parte del mondo.


D. Dunque hai stabilito dei rapporti contrattuali che ti legano a tempo più o meno indeterminato a questa società e stai lavorando stabilmente, seppure a tempo parziale.


In effetti è così, ed oggi semmai lamento il fatto che l’impegno travalichi quanto inizialmente concordato per assomigliare sempre di più ad un impegno a tempo pieno, anche perché, nel frattempo, si sono riaccesi i motori della mia precedente esperienza ed è richiesto il mio contributo. Per convincermi non hanno esitato ad offrirmi un ruolo rilevante.


D. Quali sono le peculiarità di questo incarico?


Da un lato sono chiamato a disegnare un modello di relazioni in grado di attivare rapporti di partnership con imprese leader del settore (la soluzione che dobbiamo commercializzare è molto avanzata) e dall’altro sono richiesto di promuovere affari attraverso le mie conoscenze.

Ma uno degli aspetti sicuramente peculiare è il fatto che, per remunerare il mio lavoro, mi è stato offerto un pacchetto che prevede una parte rilevante dei miei compensi in cripto valuta.

Qualcosa che non incontra le esigenze di breve termine, dato che per 12 mesi non potrò convertire gli importi accreditati nel mio “wallet” in FIAT (valuta corrente), ma che, in compenso, seppure a fronte di un rischio di cambio, mi consente di “speculare” sulla crescita di valore della mia criptovaluta, regolarmente quotata.


D. Riassumendo oggi sei più occupato di quando avevi un impiego a tempo pieno. Come gestisci il tempo e come riesci a conciliare due incarichi così impegnativi?


Ecco, questo è un aspetto veramente critico. Dato che i due pur impegnativi incarichi non esauriscono le mie attività (sono occupato anche su un terzo fronte e mi dedico anche ad attività di volontariato), ho deciso di programmare il calendario distribuendo le ore settimanali per “progetti” o “incarichi” lasciando due ore al giorno per le attività ordinarie (evadere la corrispondenza, attività di aggiornamento e pianificazione del giorno). In questo schema ricorrente inserisco ogni lunedì un’ora per accordare il piano della settimana con gli appuntamenti (rigorosamente on line, per ora). Questo non risolve tutti i problemi, ma ha dato indiscutibilmente un aiuto.


D. Cosa si prova ad essere tornato nel turbine del lavoro in una fase così accelerata di cambiamento tecnologico?


Indiscutibilmente mi sento molto “vivo” e, seppure lo stress sia risalito ed ogni tanto affiori un po’ di stanchezza, ho notato che la necessità di acquisire nuove competenze su tecnologie emergenti mi consente di comprendere meglio gli scenari futuri. La velocità di pensiero e la lucidità sono tornati ad essere quelle di un tempo, perché anche il cervello deve essere allenato per funzionare al meglio. Con il vantaggio di trovare però più rapidamente punti di contatto con le esperienze passate e risolvendo più agevolmente problemi e situazioni che un tempo mi avrebbero impegnato severamente.

Infine, ho ampliato ulteriormente le mie relazioni, conoscendo persone di grande spessore e capacità con le quali lavorare è molto interessante. Senza trascurare il fatto che la mia attività si svolge parlando quasi esclusivamente in inglese. Anche per questo la facilità di esposizione in una lingua che non è la mia è aumentata molto.


D. Fino a quando intendi andare avanti e quali consigli daresti a persone che si dovessero trovare in una situazione simile alla tua?


Non mi pongo dei limiti, seppure abbia la possibilità di andare in pensione già quest’anno con Quota 100. Fino a che mi divertirò posso anche proseguire, seppure non disdegni di pensare a come potrei spendere il mio tempo una volta libero da impegni. Ci sono tante cose che meriterebbero di essere vissute e la vita è una sola. Quindi…vedremo.

A chi dovesse trovarsi ad affrontare una situazione come la mia posso solo raccomandare di appoggiarsi a dei professionisti seri, come quelli che ho avuto la fortuna di incontrare io in GoodGoing!

Confrontarsi con un coach di spessore è un esercizio non solo utile, ma necessario per affrontare le proprie decisioni riducendo le probabilità di errori.

Informazioni sull'autore
Stefano Carlo Longo
stefano.carlo.longo@goodgoing.it
Stefano Carlo Longo ha una lunga carriera di “innovatore” nel mondo dell’ICT, maturata in funzioni direttive nell’ambito commerciale, del marketing e della consulenza presso alcune tra le più importanti società internazionali, tra cui EY, Atos e Adobe. Co-fondatore di una società di eCommerce dedicata ai vini di alta gamma e investitore in una start up in ambito Mobile Engagement in rapido sviluppo (MobileBridge), ne promuove la presenza presso clienti e partner.

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