Per cambiare lavoro il Curriculum Vitae non basta!?

Cambiare lavoro, a ognuno il suo stile - icone

Ad un certo punto ci si accorge che il cv non basta...

  • non basta UN solo cv
  • non basta IL solo cv
  • non basta il cv in UN SOLO FORMATO
  • non basta il cv in UNA SOLA LINGUA
  • non si è soddisfatti del proprio cv.

Che fare?

Non basta UN solo cv

Non basta un solo curriculum???

Sì, può essere. Ci si può accorgere che si sono fatte tante cose in aree diverse, in mercati diversi e che metterle tutte in uno stesso cv può risultare generico, non mirato, poco efficace, come quei colori che dovrebbero andar bene con tutto e poi non vanno bene per niente!

Che fare?

Noi siamo “uno, nessuno, centomila” come diceva Pirandello e quindi …anche per il cv ci possono essere diversi cv: uno per mercato, uno per tipo di esperienza, etc..

Per esempio Roberto aveva speso una prima parte della sua vita lavorativa nell’ambito manifatturiero e una seconda in quello assicurativo. Volendo spendersi nel mercato assicurativo senza mentire e senza stravolgere completamente la propria storia professionale, nel cv si può dare più spazio alla seconda esperienza nel mercato assicurativo - se si vuole puntare a quello e se si vuole di conseguenza dimostrare quanto si può dare in quel tipo di mercato - e sintetizzare l’altra parte.

Idem per Francesco che aveva una prima parte di carriera come consulente e una seconda come direttore sistemi informativi. Se punto a un’azienda come direttore o temporary manager nei sistemi informativi stresserò i ruoli relativi e le esperienze dei relativi periodi, viceversa se voglio dimostrare che ho le caratteristiche per lavorare come consulente e questa strada non è per me un ripiego o un “tornare indietro”.

Non basta IL solo cv

Il curriculum non basta? Assolutamente no! Sia in senso stretto, sia in senso lato.

E in senso lato? In senso lato c'è "il mondo" da considerare.

Innanzitutto oggigiorno è imprescindibile la presenza sui social network. Magari non è proprio vero in assoluto, per tutti i profili professionali, di tutti i settori e di tutti gli spessori. Certo è che la rete Linkedin sta avendo in questi anni un incremento esponenziale in termini di profili presenti - sia individuali sia aziendali - e quindi almeno la domanda ce la dobbiamo porre: “Devo avere un profilo su Linkedin? Come lo devo fare? Chi lo guarda?” ”Che relazione deve avere con il cv vero e proprio?” “Cosa si guarda in un profilo Linkedin?”

Se poi ho anche un profilo Facebook?

E se ho un profilo su Instagram o uso Twitter?

E poi c’è proprio il web: mai provato a mettere il proprio nome e cognome su Google per esempio?

Il mondo ci conosce attraverso la rete.

Diversi aspetti ci caratterizzano, diversi social possono raccontare di noi i vari aspetti: l’importante è che le informazioni sullo stesso tema siano coerenti.

La reputazione oltre che attraverso la rete passa attraverso le conoscenze non virtuali ma reali, come è sempre stato da che mondo è mondo. Curare il proprio network è quindi un’attività cruciale non solo per cercare opportunità, per conoscere il mondo delle aziende dal di dentro, ma proprio per essere visibili e quindi venire in mente alla persona che ha bisogno “aziendalmente” di noi quando ce ne sarà bisogno. A volte infatti più che contare “chi conosciamo”, è importante “chi ci conosce”. Questo aspetto della reputazione si costruisce nel day by day: lavorando e comportandosi bene. Niente di nuovo sotto il cielo, quindi. Solo qualche accortezza nel mantenere le relazioni, nel curarle almeno periodicamente con un biglietto di auguri, una telefonata, una mail non solo opportunistica.

Non basta il cv IN UN SOLO FORMATO

Ci sono fondamentalmente tre formati per scrivere il curriculum.

Il primo quello europeo lo produciamo su richiesta come abbiamo detto.

Il secondo in formato libero è quello che scriviamo per rispondere a un annuncio, scrivere a un head hunter o a un’azienda.

Il terzo, quello funzionale o per aree di competenze lo si usa nel caso in cui si voglia fare un passo in più di avvicinamento verso l’interlocutore e in un’ottica consulenziale gli si voglia offrire la propria professionalità per intero o su alcune tematiche specifiche, quelle in cui siamo massimamente competenti appunto. Questo cv è il primo passo verso la consulenza e quindi verso la brochure, il sito, il blog, etc.. Richiede un cambio di prospettiva anche nello scriverlo. I ruoli ricoperti e le aziende per cui si è lavorato scendono di priorità rispetto a quanto so fare, cioè le realizzazioni.

Abbandonare la visione di sé come di un ruolo organizzativo è una maturazione che non tutti fanno, riescono a fare in breve, riescono a fare nel senso che la accettano e la sposano in assoluto.

E’ quindi bene partire dal cv tradizionale per arrivare a quest’altro formato solo in caso di bisogno e solo se si riesce a sostenerlo. 

Non basta il cv IN UNA SOLA LINGUA

Che problema c’è? Basta usare “Google translate” …

Scherziamo?

Innanzitutto “lingua” vuol dire “cultura” ed “usanze”. Scrivere un curriculum in inglese non vuol dire tradurre quello in Italiano. Vuol dire verificare gli standard o gli usi in UK, piuttosto che negli Usa, piuttosto che in Australia e adeguarvisi. Con la lingua, con lo stile, con i contenuti.

Idem per le altre lingue e gli altri paesi.

Questo se si è seriamente intenzionati a trasferirsi in un altro paese e lo si è scelto come nel caso di Daniela che è emigrata in Norvegia. Daniela è una ex collega con cui ho lavorato in una società di outplacement a Milano negli anni 2000. Dopo alcuni anni il compagno ha avuto una “tremendous opportunity” nel paese di origine, la Norvegia, e lei ha deciso di seguirlo. E’ un caso di emigrazione di lusso e di ricerca del lavoro secondo principi, quelli che si trovano in questo blog, che valgono anche nel Nord Europa. 

Usare la lingua dell’interlocutore è un fattore di educazione. Usare le modalità del paese in cui si vuole andare a lavorare è l’unico modo serio per comunicare le proprie intenzioni di lavorarvi.

Il primo passo può essere senz’altro un buon cv in Italiano e una traduzione. La traduzione va fatta da noi o comunque dobbiamo essere in grado in prospettiva di essere coerenti anche nell’orale e nel lavoro con quanto diciamo per iscritto. Ok per una revisione da parte della vicina di casa madrelingua, che però non è un’esperta di selezione e quindi basta che dia un occhio alla lingua e nulla più. Il resto è compito nostro: e su internet e in libreria si trova tanto: basta applicarsi.

Informazioni sull'autore
Cristina Gianotti
cristina.gianotti@goodgoing.it
Mi occupo da oltre dieci anni di Coaching - Career, Executive e Business Coaching – a supporto di: manager, professionisti, imprenditori interessati ad investire su stessi e sulla propria crescita professionale. Vengo da un background di consulenza direzionale, management e imprenditoria. Nel 2016 ho pubblicato il mio primo libro "E' facile cambiare lavoro se sai come fare" con bookabook. Nel 2018 il mio secondo sul networking: "Connecting Dots: il networking, questo sconosciuto".

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