Quanto contano le relazioni con la comunità e la forza lavoro?

Le Relazioni Con La Comunita

Le organizzazioni di qualunque natura non sono mai autoreferenziali: nascono e si sviluppano nel territorio che ha offerto loro i natali ed a questo sono spesso intimamente legate. È la storia di tante imprese nate in Italia, che devono il loro successo non solo all’intuizione imprenditoriale ma anche alla bravura delle maestranze, che contribuiscono con il loro lavoro alla crescita di un territorio. E nel caso dell’Italia in particolare il territorio, o dovremmo dire i territori, ha visto sorgere i distretti industriali con le filiere produttive in cui le imprese completano il ciclo produttivo specializzandosi in una sua fase, come l’industria tessile o la meccanica, per fare un paio di esempi.

Quando se ne tenta il trapianto in un contesto diverso, si sradica anche l’essenza che ha permesso lo sviluppo di quell’organizzazione e talvolta si assiste al suo snaturamento o addirittura alla sua fine precoce. Ciò non significa dover limitare l’espansione di un’impresa in altri territori, prossimi o lontani, ma solo che la cultura (direi l”imprinting”) che la lega al contesto in cui è immersa sarà caratterizzante anche se nel processo di sviluppo si abbracceranno altri territori, altre comunità e le rispettive culture.

Stiamo parlando di legame con il territorio perché le relazioni tra organizzazioni e comunità, da cui le prime traggono linfa e risorse, costituiscono un aspetto rilevante per le possibilità di sviluppo di un’organizzazione e ne divengono caratteristica saliente nei periodi difficili, quando si deve manifestare quella resilienza che permette alle organizzazioni di resistere, trasformarsi e ripartire grazie al contributo ed allo spirito di sacrificio delle persone che di quelle comunità sono i rappresentanti.

Per questo coltivare la relazione con le comunità è importante e ci sono modalità consolidate per farlo. Moovs ha centrato sul tema (compartecipazione alle realtà locali e sviluppo della forza lavoro), una delle sei aree relazionali considerate nella sua strategia di approccio ai temi della formazione ed è questo il soggetto cui è dedicato questo articolo. Vale la pena di ricordare le quattro aree affrontate in precedenza, ovvero: le relazioni con i clienti, le relazioni con il personale, le relazioni con l’organizzazione, le relazioni con terze parti.

Tornando al tema del nostro articolo sul sito di Moovs è possibile leggere:

“Essere fortemente correlati permette di ottenere risultati migliori. Le organizzazioni ad alte prestazioni hanno una strategia di relazioni che permette loro di essere vincenti… Lo sviluppo di tutte le relazioni interne ed esterne ad un'organizzazione è la nuova forza competitiva che comporta benefici per dipendenti, clienti, terze parti, comunità, società e organizzazione.

Un'organizzazione che crea opportunità per le persone nel suo territorio, crea opportunità per sé stessa. Il principio è semplice ma per ottenere dei risultati occorre sapere come operare. A cominciare dal considerare l'organizzazione come una comunità, valutando l'ambiente in cui l'organizzazione sta operando”.

“La partecipazione congiunta è un modo per prendere sul serio la comunità all'interno dell'organizzazione e garantirne l’influenza. La co-partecipazione strategica è condotta da organizzazioni che coinvolgono il comitato aziendale in una fase iniziale e quindi cercano una situazione vantaggiosa per entrambe le parti e la titolarità delle decisioni. La partecipazione e l'empowerment della comunità locale aumentano l'autosufficienza, la solidarietà e la forza lavoro delle persone per le aziende.”

In questa descrizione c’è la premessa su cui è costruito il programma di formazione dedicato alla relazione con la comunità. Interessa, in particolare, il riferimento al comitato aziendale, una forma di organismo partecipativo normata dalle Direttive dell’Unione Europea* che trova riscontro nel nostro paese per le imprese di dimensioni comunitarie**.

La co-determinazione in Germania è un concetto che implica il diritto dei lavoratori a partecipare alla gestione delle aziende per cui lavorano. ... Si applica alle aziende pubbliche e private, purché ci siano oltre 2.000 dipendenti (È ad esempio il caso della Volkswagen). Per le aziende con un numero di dipendenti compreso tra 500 e 2.000, è necessario eleggere un terzo del consiglio di sorveglianza.

Giova ricordare che a un modello di cogestione simile al modello tedesco si era ispirato Adriano Olivetti per l’impresa fondata dal padre Camillo, costruendo un sistema di relazione con i dipendenti e con la comunità del territorio (il Canavese) che è rimasto per anni un esempio unico e che ancora oggi si studia nei programmi universitari.

*(Direttiva 94/45 sull’istituzione dei Comitati Aziendali Europei e il suo successivo processo di rifusione (Direttiva 2009/38), sia la Direttiva 2002/14/CE che istituisce un quadro generale relativo all’informazione e alla consultazione dei lavoratori).

**imprese che impiegano almeno 1.000 lavoratori negli Stati membri e almeno 150 lavoratori per Stato membro in almeno due stati.

I comitati aziendali – cosa sono, per chi valgono e come operano

I comitati aziendali hanno lo scopo di fungere da complementi di livello aziendale per i sindacati organizzati a livello nazionale o settoriale in diversi paesi. Hanno lo scopo di favorire la comunicazione tra dipendenti e dirigenti e contribuire a rapporti di lavoro fiduciosi all'interno delle imprese.

Qual è la differenza tra comitato aziendale, comitato del personale e sindacato? ... I sindacati sono parti della contrattazione collettiva e negoziano accordi collettivi con i singoli datori di lavoro o l'associazione dei datori di lavoro di un'industria. I comitati aziendali e i consigli del personale rappresentano i dipendenti di un'azienda.

I comitati aziendali sono una forma comune per garantire, per legge, una voce alla forza lavoro nelle deliberazioni aziendali in molti paesi europei. In particolare, in Germania e nei Paesi Bassi, i comitati aziendali hanno diritto alla consultazione preventiva (e, in alcuni casi, all'accordo) su una vasta gamma di questioni relative all'occupazione.

I CAE attualmente costituiti e in funzione sono in Europa all’incirca 940 ed interessano una popolazione di oltre 15 milioni di lavoratori. In tali organismi sono impegnati complessivamente circa ventimila delegati rappresentanti dei lavoratori delle imprese coinvolte (fonte: CNEL).

In Italia risultano costituiti 67 CAE su un totale di oltre 80 aziende multinazionali con quartier generale nel nostro paese che hanno i requisiti previsti dalla direttiva (fonte: Unions Network Sindacale). Considerati i requisiti che caratterizzano questo cluster di imprese, stiamo parlando di un sottoinsieme numericamente minoritario rispetto al nostro universo, fatto per la stragrande maggioranza di PMI in senso stretto.

Ma i principi esposti in questo programma si estendono ben oltre il perimetro previsto dalle nostre istituzioni e sono validi, magari con significativi “alleggerimenti”, per un numero di organizzazioni ben più vasto.

Quali obiettivi si pone il programma di formazione di Moovs?

Sia che si tratti di costituire il Comitato Aziendale, sia che questo sia attivo da tempo e con esperienza, il programma di formazione concepito da Moovs mira a formare e ad assistere i membri del comitato per tutta la durata del mandato.

All'inizio di un nuovo mandato, ci sono molte domande sull'interpretazione del nuovo Comitato Aziendale: cosa ci si aspetta dai suoi membri, come essi potranno lavorare assieme, quali sono i rispettivi diritti e doveri. I formatori di Moovs hanno grande esperienza e possono indirizzare nuovi Comitati Aziendali in fase di avvio con le conoscenze e le competenze necessarie, a partire dalla selezione dei candidati per le elezioni sino al “piano di volo”, ovvero il programma atto a rendere il Comitato Aziendale operativo ed in grado di perseguire gli obiettivi concordati.

Se il CAE è attivo da tempo il rafforzamento della preparazione dei membri del comitato aziendale contribuirà ad alimentare la partecipazione dei dipendenti con l’obiettivo di ottenere migliori risultati. L’attività di coaching rivolta ai membri del comitato permetterà loro di vedere le cose da angolazioni diverse favorendo la qualità delle decisioni. Gli stessi membri del comitato aziendale otterranno maggiore soddisfazione dal lavoro svolto dal comitato aziendale, riuscendo a fare la differenza senza mai perdere di vista gli interessi dei dipendenti.

Tra i corsi predisposti figurano la gestione delle relazioni, la comunicazione nel comitato aziendale, la rappresentanza dei dipendenti, le leggi sui comitati aziendali, le elezioni dei componenti del CAE.

Una parte del programma che qui non riferiamo è invece rivolto a consulenti, assistenti sociali e altri dipendenti delle Municipalità che lavorano a livello centrale o sono dislocati nei quartieri ed è mirato a permettere a diverse organizzazioni di lavorare insieme in squadre di quartiere e ad attivare la partecipazione dei cittadini.

Un universo di competenze ed esperienze di grande rilievo di cui riteniamo di poterci avvantaggiare in futuro. Un argomento, quello delle relazioni con la comunità, troppo ampio ed importante per poterlo considerare esaurito con questo articolo. Avremo quindi modo di ritornare a parlarne.

Informazioni sull'autore
Stefano Carlo Longo
stefano.carlo.longo@goodgoing.it
Stefano Carlo Longo ha una lunga carriera di “innovatore” nel mondo dell’ICT, maturata in funzioni direttive nell’ambito commerciale, del marketing e della consulenza presso alcune tra le più importanti società internazionali, tra cui EY, Atos e Adobe. Co-fondatore di una società di eCommerce dedicata ai vini di alta gamma e investitore in una start up in ambito Mobile Engagement in rapido sviluppo (MobileBridge), ne promuove la presenza presso clienti e partner.

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